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Primitivismo

APPROFONDIMENTI SUL PRIMITIVISMO
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Henry Matisse - Nudo blu, 1952

Il Primitivismo corrente artistica ideologica

Il Primitivismo è un influsso artistico che ha permeato molta arte del secolo scorso. Basti citare nomi come quelli di Matisse e Picasso, per riuscire a comprendere l'importanza che esso ha avuto nella storia dell'arte contemporanea. Pur mancando un vero e proprio 'fautore' del movimento, è possibile tuttavia rintracciarne le origini storiche agli inizi del XX secolo, tra il "futurismo" e la pittura "informale. Proprio i cubisti e i futuristi, che avevano contribuito in modo determinante all'evoluzione dell'arte, prima in Francia intorno al 1905, poi in Germania qualche anno più tardi, cominciano ad essere profondamente influenzati dall'immaginazione formale ed espressiva delle cosiddette "arti nere", tanto da arrivare a riconsiderare i fondamenti stessi dell'arte occidentale. Si tratta di un'influenza formale ma anche spirituale. Il Primitivismo si presenta, infatti, come un ideale artistico-ideologico che in qualche modo coinvolgerà tutti gli artisti del periodo. Il ritorno alle civiltà primitive, il distaccamento della mente dal corpo, il fare pittura che non sia pittura, affascina artisti come i già citati, Matisse e Picasso, ma anche (in modo diverso) altri grandi come Kandinsky, Klee, Gauguin, Malevic, Carrà, etc. che assaporano uno stato di libertà artistica mai esistita in passato. L'arte che, con il cubismo prima e il futurismo poi, aveva cambiato progressivamente il suo modo di essere, con il Primitivismo diventa l'espressione di un pensiero, ed è estremamente soggettiva. "Primitive Art" fa tesoro di questi concetti, e li introduce in un sito dove "pittura" e "web art", si uniscono dando vita a nuove forme e nuovi colori.

A cura dello staff di primitiveart.it

Paul Klee - Head of a Famous Robber, 1921

Primitivismo - Ricerca storica

L'influenza formale degli oggetti di provenienza africana sembra aver avuto la massima forza negli anni appena successivi alla loro scoperta e diffusione. Gli artisti sono subito profondamente affascinati dalle forme geometriche delle sculture primitive. Picasso e Braque, per esempio, ne traggono ispirazione per costruire le figure e lo spazio del Cubismo. Nell'arco di tempo compreso tra il 1907 e il 1914, studiando la scultura africana e, in misura minore, quella polinesiana, gli artisti riescono a comprendere che una forma geometrica semplice è in grado di tradurre concettualmente il reale, e a pervenire alla conclusione che l'arte più che imitare deve ritrascrivere. Sempre Picasso nel 1912, grazie ad una maschera grebo della Costa d'Avorio, definisce uno dei concetti più importanti della modernità, e cioè che per tradurre una forma si possono utilizzare segni che non hanno relazione con essa. Gli artisti scoprono nell'arte primitiva anche una dimensione magica ed erotica. Nel 1906, durante una visita al museo di etnografia del Trocadéro, Picasso è colpito dalla forza e dalle suggestioni simboliche delle maschere africane. In Germania, anche gli artisti appartenenti al gruppo Die Brücke sono fortemente attratti dall'esotismo dell'arte primitiva. Dopo la guerra, i surrealisti scoprono le arti dell'Oceania, degli eschimesi e degli indiani: esse sono l'espressione di un mondo onirico che si sottrae ad un'interpretazione troppo razionale del reale. Paul Klee traspone all'interno della sua pittura la potenza evocatrice degli ideogrammi e come Mirò, si spinge fino ad un'espressione concettuale pura, legata al mondo meraviglioso dell'infanzia. Infine, artisti come Giacometti e Masson s'ispirano agli aspetti mitici e rituali delle civiltà primitive e alla loro idea della morte.

Scheda tecnica a cura di Michela Santoro

Marco Abbagnara - Bigodini e patatine, 2011

Non di solo simbolismo espressionista si nutrono le tele di Marco Abbagnara

nella sua costante rielaborazione dell'arte di popoli che vivevano ancora allo stadio tribale (Africa, Oceania, America meridionale),dove l'artista ha avuto modo di soggiornarvi e assimilare traendo ispirazione dalle fantastiche visioni dei suoi colleghi pittori e scultori dove scoprono nell'arte primitiva anche una dimensione magica ed erotica ,nonche' s'ispirano agli aspetti mitici e rituali delle civiltà primitive e alla loro idea della morte.

Il Primitivismo proclama quindi la necessità di una liberazione dell'uomo dalla civiltà, intesa come costrizione innaturale della spontaneità e della libertà individuale ed auspica un ritorno alla genuinità. È quindi lo spaesamento surreale ad affascinare l'artista nello stridulo vocalizzo dei personaggi dalla valenza enigmatica, affiorante quando abbiano perduto la loro funzionalità storica o quando siano stati liberati dalle loro funzioni"canoniche" quotidiane.

L'artista primitivista crea assecondando una personale pulsione emotiva confluente in una comunicazione immediata e sintetica, di grande efficacia pur nell'estrema esiguità dei mezzi, al di là delle convenzioni formali, sotto il predominio dell'istinto, in un linguaggio arcaico e primitivo dallo stile semplificato: in architettura, in scultura ed in pittura, sia la scelta delle tematiche che l'adozione delle tecniche più idonee risentono di queste aspirazioni ad una semplicità d'altri tempi, alla ricerca di veridicità e rinnovamento del linguaggio, anche se poi prevarranno posizioni opposte, astratte e decisamente antimimetiche, soprattutto nella ricerca cubista. Uomini ridotti a play station, urlanti il diritto ad essere ed ad avere, memorie di percorsi estatici ed antiestetici (perché no?): il voler"guardare" oltre gli orizzonti immediati e a porsi in contrapposizione con le tre dimensioni in cui si colloca la realtà delle cose e la psicofisicità dimensionale della pittura, dove reagisce nel poter raffigurare le reali mostruosità quotidiane che provengono tutte dalla mente dell'uomo, e non dalla natura.

Il concetto di nuovo "cranio contenitore" porta alla riflessione sulla struttura della modernità,dove l'uomo è sintonizzato e incanalato in una spaventosa iperrealtà ormai malata da troppi input e da infinite informazioni e immagini in una costante sovraesposizione. Un normale cranio umano non riuscirebbe più a contenere e immagazzinare tali dati, ecco quindi che in una realtà non troppo lontana, si giunge al Super Cranio espressione e identità del nuovo homo sapiens. L'evoluzione trasforma così la normale scatola cranica in uno spazio più efficiente, più recettivo e capiente, rimane colpiti dalla relativa piattezza e dalla "incorporeità" di certe sue percezioni dell'umano ,poiché l'occhio viene attratto dai contorni esterni o dal disegno o dalla pittura che ne decora la superficie. Il nuovo homo agisce e ottimizza la realtà tramite la testa, fulcro nevralgico del corpo, ormai in grado di contenere sempre più input e sempre più informazioni illimitate, relegando il resto del corpo a una massa inerte, esile, atta al solo sostentamento linfatico. opera d'arte unica, irripetibile, riproducibile all'infinito. Abbagnara rappresenta in modo coerente la visione del suo super uomo con cervelli giganteschi ed immortali quella che secondo le sua interpretazione sarà la nuova simbiosi computer / cervello, un calcolatore Alway ON che trasmette, recepisce e immagazzina tutti i dati in questa illimitata banca di memoria la quale viene frullata e riproposta in chiave primitiva , dove segna il paesaggio urbano e metropolitano attraverso immagini simboliche e arcaiche tradotte e usate in termini di nuovo tribalismo. Nell'era della globalizzazione in cui tutto viene ridotto ad un'unica dimensione, a fronte quindi di un appiattimento delle identità culturali, vediamo sorgere ancora atteggiamenti ed espressioni di culture spontanee che rivendicano una originalita' perduta.

Tratto dal sito dell'artista [ marcoantonio.it ]

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